L’esperimento di Fondi – Anticipazione di “Grande Raccordo Criminale” su Dazebao news

Selezione_009Mafie s.p.a. a Roma. A Fondi l’esperimento. 

Il libro inchiesta “Grande Raccordo Criminale” di Floriana Bulfon e Pietro Orsatti per Imprimatur editore sarà in libreria dal 26 febbraio  

ROMA – Fondi, provincia di Latina, a metà strada tra Roma e Napoli. Porta di accesso dei Casalesi nel basso Lazio e poi, da lì, alla Capitale. Fondi è una piccola città dell’agro pontino, feudo da decenni della ‘ndrangheta e dimora accogliente per i clan siciliani. Meno di quaranta mila abitanti e uno dei più grandi mercati ortofrutticoli d’Europa, il Mof. Quello che Nicola Schiavone, il figlio del boss Francesco detto “Sandokan”, difendeva dalle mire dell’allora primula rossa Michele Zagaria. «Lascia stare il mercato di Fondi, perché è una cosa che me la vedo io […]». Il mercato, uno snodo logistico da cui si controlla il trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli e anche base per il traf-

fico, non solo nazionale, di cocaina e armi. E così dai camion della società di trasporti La Paganese, leader incontrastata del mercato senza la cui autorizzazione nulla si può fare, si scaricano Kalashnikov, mitragliatori nascosti nelle cassette della frutta. E si fanno affari per il cartello degli Schiavone e di Gaetano Riina, il fratello del capo dei corleonesi. Cosa Nostra e Casalesi insieme si spartiscono l’“oro verde”, il trasporto di frutta e verdura.

Fondi è anche colonia di quella Terra dei Fuochi in cui le famiglie di Casal di Principe hanno seppellito rifiuti tossici e seminato morte: un racconto dell’orrore lungo due decenni che Carmine Schiavone, l’ex ragioniere cugino di “Sandokan”, da anni collaboratore di giustizia, aveva rivelato già nel lontano 1997 davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. L’ha ripetuto di fronte alle telecamere nell’estate 2013: rifiuti tossici, pericolosi e radioattivi provenienti dal Nord Italia e da tutta Europa sono stati interrati nel sud del Lazio, smaltiti in cave, laghetti, fosse. Un affare da migliaia di miliardi di lire. La Terra dei Fuochi si espandeva come la “linea della palma” descritta da Sciascia ne Il giorno della Civetta. Si sapeva dagli anni Novanta eppure la reazione dello Stato è stata quella di ignorare o al più di minimizzare. Ci sono voluti vent’anni solo per ammettere di sapere. Vent’anni di morti avvelenati.

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