Torbella, la sintesi romana

Torbella (Tor Bella Monaca) è un quartiere difficile. Sia sul piano sociale e urbanistico sia su quello criminale. Ma non è luogo “altro” estraneo alla città. Torbella è capitale quanto il Rione Monti o Piazza di Spagna. Capitale di questo affannato paese, sia sul piano politico, economico e istituzionale sia su quello criminale. Un intero capitolo di “Grande Raccordo Criminale” è dedicato a questo quartiere. E la cronaca, giorno per giorno, conferma il nostro racconto.

foto 3Anche questa bruttissima storia dei rifiuti interrati all’interno di una scuola. Una vicenda esplosa grazie a un video su Youtube postato da un cittadina. Ieri l’ispezione, sono stati rinvenuti finora solo alcuni rifiuti ma si è deciso di analizzare altri siti anche perché nel cantiere dove sono stati rinvenuti sono presenti ben due contenitori per rifiuti speciali e quindi l’ipotesi di smaltimento illegale si fa sempre più consistente.

Un quartiere di esclusione, ma anche di affari.

Si leggeva su Il Tempo a gennaio 2014

L’intero quartiere di Tor Bella Monaca finisce in Procura. Questa volta non per i reati commessi dai suoi abitanti, ma per come è stato gestito dal Comune di Roma l’esproprio dei terreni su cui 30 anni fa sono state costruite le torri e gli edifici che Alemanno voleva abbattere, per riqualificare la borgata a più alto tasso delinquenziale della Capitale. La vicenda, nel tempo, si è fatta sempre più intricata, tra cause civili, atti notarili, accordi transattivi, e si è popolata dei personaggi più variegati: una famiglia di nobili, un guerrigliero argentino latitante in Italia e addirittura il fiduciario dell’ex sindaco di Palermo don Vito Ciancimino. Una telenovela su cui il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha lavorato per mesi, per cercare di rimettere in ordine le puntate. E ora il risultato di queste indagini sta per essere consegnato sul tavolo del pubblico ministero titolare del fascicolo. A tremare sono i vertici dell’amministrazione capitolina che hanno gestito dal 5 febbraio 1980 in poi la pratica dell’esproprio dei terreni su cui è sorta Tor Bella Monaca. Risale infatti a quella data la delibera attuativa del piano di zona, con cui la giunta guidata dal sindaco Luigi Petroselli, dava avvio all’esproprio di un’area agricola ampia oltre un milione e mezzo di metri quadrati, di proprietà del conte Romolo Vaselli, deceduto nel dicembre del 1969, all’età di 87 anni. Il 5 ottobre del 1983 è stato stipulato dai discendenti del conte l’atto di cessione dei terreni al Comune di Roma al prezzo complessivo di 2 miliardi 400 milioni di lire, salvo conguaglio, qualora fossero intervenute in futuro misure diverse per il calcolo delle indennità. Per vedere saldato il conto, la famiglia Vaselli nel 1989 è dovuta ricorrere alla giustizia civile. Dopo un lungo iter si è arrivati alla sentenza del 26 aprile 2005: «Trattandosi di un’espropriazione iniziata legittimamente e terminata in modo illegittimo», il Comune è stato condannato a pagare agli eredi 43 miliardi 880 milioni di euro, più rivalutazione e interessi legali.
E qui entra in scena il personaggio chiave della vicenda penale. A dare impulso alle indagini della Finanza è stato, infatti, un esposto presentato nel 2012 alla Procura di Roma da Carlo Alberto Chichiarelli, argentino di origini abruzzesi, scappato in Italia nel novembre del 1977, dopo aver combattuto insieme ai “Montoneros” contro la dittatura militare di Videla. Con una delle pronipoti del conte, Emanuela Vaselli, Chichiarelli ha avuto una relazione sentimentale e dei rapporti d’affari, culminati, il 29 dicembre 2000, nella cessione all’argentino della sua quota sulle indennità di esproprio dei terreni. Indennità che l’amministrazione capitolina, all’epoca, doveva ancora saldare con i discendenti del nobile. In sostanza il Comune – e nello specifico la Gestione commissariale per il piano di rientro di Roma Capitale, che ha ereditato il debito accumulato dal Campidoglio fino al 28 aprile 2008 – proprio in virtù di quella cessione di credito, dovrebbe pagare a Chichiarelli circa 13 milioni di euro. A stabilirlo c’è una sentenza della seconda sezione civile del Tribunale di Roma, che lo scorso 18 settembre ha condannato la Gestione commissariale a pagare 2.437.796 euro. Con la rivalutazione Istat dal primo gennaio 2004 e gli interesse legali dal 20 dicembre 1980, si arriva a quella somma da capogiro. Ma ciò che più tutto ha fatto infuriare il guerrigliero è il fatto che nell’ottobre del 2006 l’Avvocatura capitolina, nonostante fosse a conoscenza già da 3 anni della cessione di credito tra lui e la Vaselli, abbia raggiunto un accordo con la donna, disponendo in suo favore il pagamento di 3.697.460 euro, in due tranche uguali. A firmare la pratica per la pronipote del conte è stato l’avvocato Giorgio Ghiron, all’epoca ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul tesoro accumulato da Vito Ciancimino. Il pagamento della seconda tranche è stato bloccato solo in seguito all’intervento dell’argentino. Nella denuncia alla Procura, Chichiarelli sostiene che dietro questa transazione qualcuno ci abbia fatto la “cresta”. Per il momento il fascicolo è contro ignoti, ma quando la Finanza consegnerà all’inizio della prossima settimana il risultato dei suoi accertamenti, il pm potrebbe procedere con le iscrizioni sul registro degli indagati.

E intanto continua lo stillicidio della “nera”

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