Aggiornamento e conferme. Patto criminale casalesi Cosa nostra a Fondi

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Patto cosa nostra – casalesi nella gestione dei mercati ortofrutticoli e per il trasporto di frutta e verdura.Dopo tre anni di udienze si è concluso con 9 condanne e 6 assoluzioni il processo “La Paganese”, dal nome della società di trasporti senza la cui autorizzazione nulla si poteva fare, e sono emersi nella loro interezza gli affari del cartello degli Schiavone e di Gaetano Riina, il fratello del capo dei corleonesi.Le mafie alleate  per spartirsi l’“oro verde”, per influire sull’economia, monopolizzare i prezzi, farsi unica azienda possibile. Non un’infiltrazione, ma un sistema. Il mercato ortofrutticolo di Fondi, di cui parliamo in “Grande raccordo criminale”, è stato il test per la Mafie s.p.a..  Una holding che è potere reale e condizionante.

(ANSA) – NAPOLI, 24 MAR – Si e’ concluso con 9 condanne e 6
assoluzioni il processo di I grado a Santa Maria Capua Vetere
contro 15 persone ritenute legate alla mafia e al clan dei
Casalesi, alleate per monopolizzare i trasporti su gomma e i
mercati ortofrutticoli del centro sud. Condannato Gaetano Riina,
fratello di Salvatore, “capo dei capi” di Cosa Nostra (6 anni di
carcere), il cugino omonimo di “Sandokan” (12 anni e 9 mesi),
suo figlio Paolo (10 anni e 3 mesi). Assolto Nicola Schiavone,
figlio di “Sandokan”.
I giudici del Tribunale di Santa
Maria Capua Vetere (sezione II, collegio B), presieduto dal
Luigi Picardi (giudici Nicola Erminio Paone e Valentina
Giovanniello) hanno anche condannato Salvatore Fasanella (13
anni) coinvolto in un traffico d’ armi dalla Bosnia; il
collaboratore di giustizia Felice Graziano (2 anni e 6 mesi di
reclusione); Antonio Pagano, (9 anni), padre di Costantino
Pagano, titolare de “La Paganese Trasporti”, societa’ che, grazie
all’ accordo tra mafia e clan dei Casalesi, acquisi’ il monopolio
dei trasporti su gomma; Antonio Panico (4 anni e 6 mesi),
all’ epoca dei fatto “dominus” del clan Mallardo; Almerico Sacco
(13 anni), ex reggente del clan Licciardi di Secondigliano;
Gaetano Sacco (13 anni), anche lui elemento di vertice dei
Licciardi.
Il pm Cesare Sirignano aveva chiesto, complessivamente, oltre
146 anni di carcere. Per la prima volta e’ stato condannato Paolo
Schiavone, figlio del cugino omonimo di Francesco Schiavone
“sandokan”, a cui i giudici hanno disposto, come ad Antonio
Panico, la confisca dei beni sequestrati.
Gli imputati sono stati anche condannati al risarcimento dei
danni alle parti civili tra cui figura anche il FAI (Fondo
Antiracket Italiano).
Verranno invece restituiti i beni sequestrati a Giuseppe
Ercolano, marito della sorella del boss mafioso Nitto
Santapaola, nel frattempo deceduto.
“Rilevante e’ constatare – ha detto il pm antimafia di Napoli
Cesare Sirignano, dopo la lettura della sentenza – come sia
dannosa la presenza dei clan in settori cosi’ importanti per
l’ economia nazionale, considerato che la produzione agricola
viene soffocata e mortificata, riconoscendo agli agricoltori
risibili somme di denaro per i propri prodotti. Cio’ sta
riducendo e svilendo il comparto agricolo”. “Dall’ altro lato, –
ha concluso Sirignano – l’ esistenza di questo cartello fa
aumentare i prezzi dei prodotti al consumo e cio’ finisce per
danneggiare le tasche dei cittadini e crea un enorme vantaggio
patrimoniali per chi controlla il mercato con metodi mafiosi”.
(ANSA).

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