Alemanno e il “sistema” oggi su Repubblica. Che già descrivavamo in Grande Raccordo Criminale

Prendiamo una pagina di Grande Raccordo Criminale. Dal capitolo dedicato all’amministrazione Alemanno, dalle parentopoli alla vicenda Atac, Mancini Cola fino alla grande torta della Metro C.

Alemanno non è stato solo considerato l’uomo simbolo della peggiore amministrazione della città che si ricordi negli ultimi 30 anni, che davanti alle sue gesta impallidisce perfino l’epopea del sindaco democristiano Pietro Giubilo negli anni Ottanta, quello delle leggendarie mille delibere approvate in una notte; il “principe” è ben altro. Alemanno non è mai stato il milite esclusivamente pugnace della destra sociale fin da giovane dirigente del Fuan, come ama narrarsi, insieme a prode alpinista,
energico spalatore di neve, sciatore provetto e marito perfetto, casa e chiesa e croce celtica. Assomiglia più a un soldato di quell’esercito di gerarchi di parola roboante e di azione sottobanco che caratterizzarono grottescamente il ventennio mussoliniano. Arrivato subito a fare il dirigente per censo e poi per parentela – fidanzandosi e poi sposando Isabella, figlia di Pino Rauti – già negli anni Settanta aveva scalato agevolmente i gradini del potere della destra romana e nazionale costruendosi una sorta di micro-corrente spregiudicata prima nel Msi e in An e poi nel Pdl. Non certo gettandosi nel corpo a corpo, ma attraverso la costruzione di rapporti con la borghesia nera della Capitale e con il mondo degli affari, buttando da un lato un occhio al porporato e dall’altro rassicurando e dialogando con le frange più estreme della destra. Quella stessa estrema destra non immune da passati coinvolgimenti con la criminalità delle “batterie” della Banda.
Quello che colpisce in tutta la storia dell’amministrazione Alemanno non è tanto il ruolo che ha giocato il sindaco nella gestione da parte della politica della composizione degli organigrammi delle aziende ex municipalizzate e ora partecipate. Quello che stupisce è la famelica corsa della sua corte e della sua area politica-affaristica nel gettarsi sul tavolo del buffet.

E poi guardiamo l’inchiesta pubblicata questa mattina su La Repubblica. Corollario e conferma di quello che avevamo già descritto sul libro

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