Intervista Messaggero Veneto – I mali della “grande bellezza”

fotoRoma caput mafiae. Potrebbe sembrare una banalità: la logica della criminalità organizzata è quella di infiltrare le stanze del potere politico amministrativo, che ha la sua massima concentrazione nella città eterna.

Pure ci è voluto un libro Grande raccordo criminale, scritto da Floriana Bulfon e da Pietro Orsatti e pubblicato da Imprimatur, per evidenziare come tutte una serie di episodi delittuosi grandi e piccoli, avvenuti nella capitale, siano collegati, attraverso lo snodo principe della banda della Magliana.

Roma è il luogo di un grande rassemblement della mala. «Lo abbiamo definito un’associazione temporanea d’impresa. A delinquere, naturalmente. Il territorio è stato spartito, sono state create reti verso il basso e verso l’alto», spiega la Bulfon. «Nei quartieri come San Basilio e Tor Bella Monaca i ragazzini fanno le vedette e spacciano al minuto, esattamente come a Scampia, perché tra Fiumicino e Civitavecchia transita il 20% della droga che arriva in Europa. Poi ci sono i quartieri alti quelli dei brocker, degli usurai che nei momenti di crisi come il presente fanno affari d’oro, della criminalità che investe, perché è la sola ad avere liquidità, e si infila degli appalti».

“Io so. Ma non ho le prove”, aveva sentenziato Pasolini negli Scritti corsari. Era il 1974, ben prima che Floriana nascesse, ma lei lo cita, perché è stato lucidamente profetico, in un panorama di disattenzione complice, o almeno moralmente corresponsabile. E al centro dell’affresco, nel cuore di quel “popolo mafioso” che viene a comporsi tessera per tessera, con i suoi personaggi di spicco e le sue connessioni, c’è la banda della Magliana.

«Ad un certo punto sembra inabissarsi, svanire nel nulla. Poi, leggendo gli atti processuali ci si accorge come molti dei morti ammazzati a Roma siano suoi componenti, gente che aveva alzato la testa al momento sbagliato. Sonostati etichettati come fatti isolati dei delitti che, all’evidenza degli atti, rimandano a giri più ampi».

Oltre che sui documenti processuali, Grande raccordo criminale si basa su un forte “lavoro di strada”. «Vicende, e anche spiegazioni, di piccoli protagonisti che questo mondo lo vedono dal basso. Come “marangone”, personaggio d’altri tempi che conosceva, mediava, gestiva i conflitti in un quartiere di periferia. Ci ha raccontato come quasi ogni ammazzamento sia un segnale. E come non ci sia bisogno di andare alle Cayman, visto che a Roma c’è un paradiso fiscale – il Vaticano – cui si può arrivare in autobus».

Inevitabile l’accostamento con l’attualità stretta del caso Dell’Utri. E con quello che sembra essere un suo mentore per l’espatrio: Gennaro Mokbel, già esponente della destra estrema, condannato in primo grado a 15 anni per l’affaire Fastweb-Telecom Italia-Sparkle. «Una peculiarità romana, altrove meno presente, è il coinvolgimento tra terrorismo nero, servizi deviati e mafie. Il locale dove è avvenuta l’intercettazione del fratello di Dell’Utri, l’“Assunta Madre”, era notoriamente frequentato da un boss come Michele Senese».

La situazione incancrenita è destinata a cambiare? Per Floriana Bulfon delle speranze ci sono: «C’è stato recentemente un significativo cambio di passo: ai vertici di Squadra mobile, Guardia di Finanza, Procura, sono stati destinati uomini provenienti da Reggio Calabria e da Palermo. Gente esperta, che conosce i meccanismi della malavita organizzata, e che è capace di coordinarsi. Possiamo sperare che le cose migliorino. E anche che possano emergere delle nuove verità in merito ai tanti misteri e casi irrisolti che contraddistinguono la nostra storia recente».

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2014/04/26/news/i-mali-della-grande-bellezza-floriana-indaga-sulla-capitale-1.9113826

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